TG2 MISTRA', Rai2, 13.30, dal 18 luglio al 16 settembre 2005 ...per cinque giorni alla settimana, per nove settimane, un personaggio celebre veste i panni del presentatore, illustra in versi, lanci poetici confezionati su misura da Pasquale Panella Grazie a Michele Bovi e a Cristina Garbini, eccone alcune trascrizioni, le altre si trovano sul libro 'omonimo' di Michele, appunto (vedi sezione Bibliografia), si tratta di 88 'lanci (o slanci) poetici' inediti, recitati da Gene Gnocchi, Linus, Max Giusti, Massimo Ranieri, Gigi Proietti, Remo Girone, Nando Gazzolo, Lando Buzzanca e Sebastiano Somma. M.S.
LITI TRA CONDÒMINI Questi palazzi sono pieni di cuori... Cuori che abbaiano, cuori che fanno rumori d'amori, cuori crivellati come annaffiatoi che riversano il loro affetto sui fiori e gocciolano sui balconi cosiddetti sottostanti, cuori che battono tappeti o chiodi alle pareti, cuori poco fachiri che urlano, trafitti da spine, cuori che come trapani s'arrovellano dentro i cementi dei loro tormenti, cuori umidi di pianto che trapela nelle mura lacrimando, cuori che ronzano come condizionatori, cuori arresi come tubi corrosi, cuori che sono trombe, tromboni, e barriscono la loro musica entusiasta, o sono tristi, quindi sassofoni, o sono ossessivi ossia pianoforti e fanno le scale in questi condomìni pieni di cuori e di un solo ascensore in questi condomìni pieni di liti tra condòmini, liti per motivi sempre di cuore, che spaccano questi cuori diventati mattoni provocando, nell'intonaco, lesioni, rovinando l'esistenza e le parti comuni FALSI D'AUTORE Sono un falsario, inseguo la mano dell'artista sul quadro, i suoi colori, il suo modo di stenderli, la pennellata... la pista della sua vita passata... io strato su strato a ritroso tra i rossi, l'arancio, il nero, il paglierino, velo dopo velo, torno alla tela avendo percorso i silenzi e i rumori del genio, avendo navigato nel suo alcol, essendomi anch'io diluito nel suo olio di lino, avendo attraversato l'incarnato delle sue modelle o l'astratto infranto come vetro rotto, e non mi permetto d'essere distratto come so che lui fu, quando lo fu, e so quando... so tutto... No, io sono esatto, commetto il reato dell'arte con precisione... Sono un falsario ossia calco la mano, la mia, sull'anima dell'artista, afferro il misttero... Quindi: o l'anima è falsa o è vero quel che creo... Sono un falsario, l'autore dell'autore... Io solo, forse, non esisto, quindi costo assai meno OROLOGI PREZIOSI COME IL TEMPO Orologi preziosi come il tempo e il tempo passa, restano gli orologi con la cassa sulla quale è inciso, con uno spillo, un nome, forse una data lontana mille e mille giri d'ore... quel nome è un graffio, forse lo fu su un cuore... un nome sopra il quale tanto tempo è passato... orologi preziosi come un appuntamento fissato e ritornato nella mente per tanto e tanto tempo... nella mente che anch'essa è un quadrante sul quale è segnato non il tempo presente ma il tempo passato... un quadrante, la mente, nella quale girano come spine le lancette... che, come spine, sono eternamente esatte CESSIONE DEL QUINTO Tu cederesti un quinto della vita? Di ottant'anni sedici, per esempio... e tutti rispondono forse è meglio venti di cento... e il meno disposto, però più propenso, quasi realista, dice: trenta di centocinquanta... Cedere il quinto della vita, per cosa? Per un amore, perché qualcuno riviva, per una notte, per una riscossa, perché come nei sogni (quando ancora sei sveglio e non dormi) tu torni dall'esilio e dal silenzio sopra una macchina nuova con le ali e la chiglia, e le vele, e i pennoni, e i barriti delle sirene, e le sirene a prora, le polene nude dalla vita in su, d'oro, con una tenda da sceicco invece del tettuccio, e la piscina a cielo aperto nel portabagagli, e una cometa in cima all'antenna della radio... e tu naturalmente fai come se niente fosse, come se invece del quinto della vita avessi ceduto il quinto dello stipendio, e guidi, invece del tuo sogno, la macchinetta a rate TUTTO QUANTO È LUSSO Lusso, alto tenore watusso che si dà le arie che canta, sfoggiando ricchezza, la magnificenza, la pompa dorata per annaffiare la lussureggiante vegetazione, prendendo pose da 'vicino' con l'erba più alta nel suo giardino perché il pomposo è l'altro in sé, e uno è l'invidioso, l'altro l'invidiabile... lusso: un'abile mossa che fa di tutto l'orbe un fascino, che fa della vita non un film ma il suo manifesto ostentato... lusso spietato, vorace che si mangia un rustico e lo digerisce come reggia... lusso: sfoggio di origini, povertà ridisegnata, pietra a vista nella casa dorata, palestra nella stalla, sensori alla finestra, paglia firmata... ultima cattiveria del lusso: sarà lusso la nera miseria perché il nero si accoppia con tutto SENZATETTO Non so come fate, voi che avete le case, ad avere le vostre e le nostre case perché le vostre sono le case che abitate e le nostre sono le case fatte con le cose che voi rifiutate, per esempio le scatole dei televisori con dentro i polistiroli che sono ottimi schermi termici sui nostri tetti senza tetto e sotto i nostri letti... per esempio sportelli di armadi nei quali la vostra vita vestita è finita, sportelli che tornano come pareti a nuova vita, la nostra... per esempio le reti dei letti sui quali la vostra esistenza svestita o calda calda non cigola più, quelle reti, le vostre, che rimettiamo in piedi come sonnambule intorno ai nostri giardini, nei quali riprendono vita i gerani spezzati e caduti dai vostri balconi, così che sono vostri anche i nostri fiori sotto i ponti sui quali le vostre macchine corrono verso le vostre case, mentre sotto le arcate scorre il vostro fiume verso il vostro mare IL MESTIERE DELLA RISTORAZIONE Mangiare bisogna mangiare, vediamo di farlo come se non fosse una cosa normale, inventiamoci qualcosa: che certi piatti siano fenicotteri, zampe di carota con petali di rosa, che un cetriolo sia l'unico e il solo sulla terra, tant'è servito su un trono con una coroncina di semi d'arancia... sipari aperti agli esperti di vini, grande orchestra, direttore con bacchetta e bacinella al petto, svenimenti di nasi nelle scollature e sulle cravatte... e sia pane il pane, ossia un miscuglio di sapore ritrovato e di scultura da tavola, un impasto dorato, addirittura ottenuto mescolando acqua e farina, e non oro con oro colato... che sia un filoncino non un vile lingotto di pane imitato con dentro carati di diamanti di sale... Mangiare bisogna mangiare, vediamo di farlo come se non fosse una cosa normale LA CASA DEL THE Ho preso in affitto la casa del the, non esco di casa nemmeno per venire da te dalle due alle tre... Perché? Non capisci? Qui ci sono miscele, anche quelle In cui tu con me sei mescolata.... E quelle con i baci amalgamati, quelle all'airone e quelle alle Seychelles per chi amasse una cosina organizzata... Io amo te e allora c'è la miscela di tutte le cose con te senza giri né di frasi né di cucchiaini... ci sono le foglioline dei tuoi sorrisi, quelle verdi degli occhi, ma anche d'oro, castane, ruggine, oscure, di tutti i tuoi occhi nell'ombra a alla luce... ci sono miscele d'osceno fragrante, miscele in cui il miele si scioglie... abbiamo in pugno le foglie del the, in pugno le voglie, io di te, tu di me UOMINI VOTATI A FARE I BELLI Uomini votati al mestiere pesante della bellezza, ossia del doppio aspetto perché nell'uomo il bello è frutto di incertezza: un misto di tristezza gioconda e di letizia mesta in questi uomini votati all'eroismo, all'assalto, al salto nell'ignoto della tenerezza, in questi uomini col naso sguainato come una scimitarra letale per la panna... uomini per i quali la durezza è un crollo di fortezza tra le braccia di chi sa che quel crollo era previsto... uomini votati al sacrificio ossia dotati di una titubante fermezza, di una irremovibile incertezza e di una perplessa sicurezza, perfetti nei difetti, questi uomini votati dalle donne a fare i belli CIBI CRUDI C'è stato mai qualcuno che s'è mangiato le mani dopo averle cucinate? Il fegato dopo averlo avvolto nella pancetta, con foglia d'alloro come laurea e bandiera, e poi fritto? Il cuore trafitto dallo spiedo sentimentale l'ha, talvolta, qualcuno arrostito? C'è qualcuno che s'è mangiato un capitale avendolo stufato in casseruola? E con gli occhi... Qualcuno ha mai mangiato con gli occhi bei visi prima cotti, cosce umane col rosmarino e le patate, rotule sfornate come cipolle gratinate? O mai qualcuno ha masticato amaro i lambascioni di una sconfitta in forma di frittata? E una promessa chi l'ha mai mangiata, una promessa lessa? Nessuno; L'uomo che mangia crudo non divora che se stesso, messo a nudo FRASI D'AMORE Incredibili iperboli paradossi, metafore il cielo a portata di frase, il mare a due passi, il cuore uno scoglio in frantumi, analogie tra gli occhi e le pietre, tra la bocca e tutto ciò che è rosso in natura... visi che salgono dagli abissi del mare e delle miniere, sorrisi corallini e capelli che vanno dal carbone all'oro passando per il rame... ferite ricucite con i baci, distacchi, lontananze, separazioni, mancanze, vuoti sterminati come letti deserti sui quali le parole degli amanti lontani fanno l'amore coi loro scomposti significati, coi loro sensi tutti accavallati e gli aggettivi tutti sudati PINGUINI ALLE FALKLAND Ci sono posti famosi per tristi vicende di guerre tra paesi lontani e paesi vicini, posti come questo posto nel quale allegramente fatalisti barcollano i pinguini tornando sempre coi loro fracchettini dalla festa del mare, spumoso di champagne che fa dimenticare... Anche le pinguine traballano in frac come Marlene Dietrich... Oppure, pinguine e pinguini, sono, chissà, diplomatici in tight, che firmano trattati di pace tra stati campati in aria, inventati, invece di giocare ai soldati... In tutti i casi essi vivono già In un loro paradiso, con il tight o col frac, alle Falkland, le isole LA TORTA DELLA NONNA Le mani in pasta, il ritorno alle origini, essere la propria nonna, poter dire: mirtilli, sapere che quanto basta è la misura di quello che conta come una giusta presa di sale, di cannella, di noce moscata, e che la dolcezza è lo zucchero... indossare un grembiale, farsi sfiorare dal dubbio che l'eleganza è l'uso, sapere che il lavoro lascia il segno: infarina le braccia, il ventre e il seno come se sapesse, come se sapesse... Sapesse cosa? Che la torta è anche un'impresa amorosa, con un sotto ed un sopra e, in mezzo, la crema, due parti morbide, intrise di latte, intrise di rum, intrise di desiderio BISSO, FILO SOTTILISSIMO Il sottilissimo filo dei tuoi pensieri, il sottilissimo senso di seta sulla tua nuca, il sottilissimo respiro tuo col naso mentre fissi incantata quasi niente, il sottilissimo sentimento in filamento di bisso che sale su dai fondali del mare, il bisso secrèto dalla più grande bivalve del Mediterraneo, la Nacchera, la nobile pinna, per avviluppare corpi e sassi sottomarini, quel filo sottilissimo sensibile ai colori delle erbe e alla novità della luna nuova e al vento di libeccio e al latte di capra, quel sottilissimo filo minuto tu l'hai tessuto perché io nel giro di quel filo in un minuto capissi che ogni altro tempo era tempo perduto, ma in quel minuto il mio corpo era avvolto dal tuo corpo tessuto SPOSARSI QUANTO COSTA Uniremo in matrimonio macchine bicolore e fiori, le mandorle allo zucchero, la lista dei regali a quella degli invitati, uniremo i testimoni sui certificati, uniremo i parenti agli amici, uniremo i polsini coi gemelli, i capelli con invisibili forcine, uniremo assaggi di primi, i tagliolini ai salmoni, le spigole ai limoni, le arance alle anatre, il pan di Spagna al maraschino, uniremo i bicchieri, uniremo le nostre notti, uniremo le terre lontane in un solo abbraccio, uniremo, col treno e la nave e l'aereo, il mondo percorso dagli sposini in viaggio tra i popoli, uniremo il turismo e l'amore, l'amore e l'amore per ora, uniremo due vite, gli istanti d'oro, i momenti preziosi e due cuori al mondo, i più costosi TREKKING IN NEPAL Arrivati lassù poi prendemmo un sentiero che, ci dissero, era, anzi fu una via commerciale dalle parti di Katmandù... e allora cominciammo a camminare esplorando... e, passo dopo passo, a sospettare di noi stessi... eravamo lì per ritrovare un centro, il nostro centro? Quale?... Forse come il sentiero, un centro commerciale... L'offerta qui è speciale, arte, cultura e meraviglia vegetale, qui la verdura è tutta da ammirare... muraglie come quelle dei televisori... e c'è la giungla come si dice che sia la città... c'è la possibilità di affittare una barca che scivola tra le altre come i carrelli della spesa in mezzo a fiumicelli dalle pareti scoscese come scaffali sopra i quali c'è tutto per l'olfatto, la vista e il gusto... Poi ci sono i tramonti con dentro l'inserto del sole che sparisce come da noi i primi numeri-omaggio di tutto... E, come da noi, qui la domenica è aperto I MESTIERI DELLA MODA Io voglio diventare il metro del sarto, girare e rigirare sul tuo corpo, io voglio fare questioni di tremanti centimetri con te, io voglio diventare l'orlo del vestito che, come ti muovi, ti carezza, io voglio sovvertire la maldicenza sull'uomo di pezza, io voglio diventare il monile che tu scaldi con la tua temperatura, io voglio diventare colui che organizza la tua camminatura, il passo dei tuoi piedi esattamente in asse come il mio cuore col tuo, sarò la passerella quando incedi, la sedia quando ti siedi per truccarti, sarò lo specchio, il secchio per i fazzoletti usati, sarò chi scrive di te sopra i giornali patinati, io saprò cosa c'è sotto la notizia dei vestiti tenendolo per me, tacendo dei tuoi capelli spettinati L'ISOLA DI MONTECRISTO Su un'isola così piccola ci sono parole così complicate: la struttura porfiroide delle rocce granitiche, i cristalli di feldspato, i macigni indicibili, i dirupi impronunciabili, le pietre, le scogliere senza fiato, i grandi sferoidi, gli enormi mammelloni traballanti, massi immensi chiamati tafoni e poi le marmitte, i pozzi perforati dall'acqua urlante... Su un'isola così piccola sono saliti in tanti: Etruschi, Fenici, Cartaginesi, Romani... È un isola, insomma, istruita di storia, tant'è che nell'ottantotto ha conseguito il diploma, il "Diploma Europeo", però come Riserva... C'è la capra e c'è l'erba e c'è un solo approdo, e c'è l'orma di un uomo, il custode che è solo OLFATTOLOGIA Tu mi senti col naso... Quando io sono triste mi resta addosso quell'odore da jazzista, con sfumature da piazzista se, in più, sono laconico... Sai che sono malinconico se emano un sentore umido, amazzonico... E avverti nel mio respiro da fisarmonica quel languido aroma di quando l'amore mi prende alla gola con l'unghiata del tango... Tu mi senti col naso, cogli nel mio entusiasmo il rosmarino... e se sono lontano te lo porta l'aliseo l'effluvio cubano del fumo di me che mi consumo... Tu annusi l'aria e avverti che tra poco mi lagno, capisci col naso le mie esalazioni da stagno... e anche se mi sento mezzo e mezzo lo sai prima di me, tu lo sai dall'olezzo portato da un filo spezzato di vento,,, ma sono anch'io un po' olfattivo, conosco l'essenza, il mio odore da vivo misto al profumo della tua presenza FASTFOOD Voglio mangiare svelto come il gatto che corre dietro la lucertola, come la rondine dietro i moscerini, come i motorini dietro gli scappamenti delle macchine davanti, voglio mangiare al volo come i colibrì lo zucchero, come il tempo mangia i giorni del calendario, voglio mangiare vario, come i gabbiani sul mare apparecchiato, voglio questo e quello voglio il gelato con un mulinello d'alici, voglio l'erba voglio con tanti ravanelli, una triglia di scoglio che è una patatina, un'aluccia di pollo che è una patatina, voglio il tuo mignolo che è una patatina... e poi un'insalatina mista di foresta pluviale e selva oscura, d'Aspromonte e bosco delle favole PERPETUA Perenne, costante, permanente, continua, questa donna vicina, durevole, assidua, che ha principio e non fine, e finisce soltanto se finisce la vita... questa donna persistente, stanziale, che, come fine, ha la fine del giorno e come principio l'inizio della giornata, questa donna mandata dal cielo a mostrare come si possa, senza fare miracoli, mutare il latte freddo in latte caldo, e la gallina in brodo di gallina... questa donna ininterrotta, stellina fissa e non fugace cometa, questa donna del prete, questa donna perpetua questa donna eccetera eccetera, questa donna concreta e non fatale, che amministra il ministro spirituale SPARIZIONE DELLA SARTA Come farò, tu non ci sei più, tu ti stai diradando come una volta i tessuti sui gomiti delle giacche, sui ginocchi dei pantaloni, e ci si vedeva attraverso... tu ti fai evanescente come una sarta... e il mio cuore già sciacqua, vorrei che tu me lo stringessi, vorrei che mi facessi un'asola e poi attaccassi bottone con me, vorrei che tu mi cucissi a te, vorrei che per noi tu ritagliassi con le forbici da seta tutto il tempo e lo chiudessi intorno al punto vita e che noi fossimo quel punto e quella vita... vorrei che mi facessi due riprese sulle spalle, con le tue mani direttamente sulla mia carne nuda, vorrei sentirti liscia, come la piastra del ferro da stiro, scivolare addosso a me, tutto sgualcito... vorrei - e non ti sembri troppo squisito e floreale - che tu mi ricamassi, perché c'è, in questa azione, nascosto tutto il verbo dell'amore al congiuntivo: che tu mi amassi, questo io vorrei, mia sarta, mia tagliatrice, cucitrice mia, mia ricamatrice, mia rammendatrice BODYGUARD Sono la tua guardia, salgo la scala a spirale, la chiocciola della tua collana da tiranna, giro intorno alla torre del tuo collo, mi siedo nella garitta del tuo orecchio, con i piedi nel cerchio del tuo orecchino... sto facendo il mio giro... prima degli occhi mi riposo un po'... è tutto il giorno che cammino, perché ci metto un giorno a risalire dal tallone al visino, perché tu sei, dall'alba al tramonto il mio percorso, tu sei la mia giornata e il mio lavoro... Mentre il sole scende e ti fa rossa in viso riprendo a salire fino al belvedere della fronte e da lì guardo il giorno che per te si uccide... Poi comincia l'abisso della notte e io inizio la discesa lungo il precipizio del tuo corpo... e se ti sfioro, scusa, è che nel buio cammino con le mani avanti e tocco, non volendo, qualcosa, oppure, a volte, inciampo in un pensiero scandaloso SPOSTAMENTI DI STATUE Quando gli innamorati testardamente non si parlano diventano statue ostili di metalli impastati e di marmo, diventano scolpiti, e ogni scultura rappresenta il silenzio... anche la fusione, quando la colata incandescente si raffredda, si rassoda duramente nel mutismo Cosa si fa? Interveniamo noi, i movimentisti delle statue... Inventiamo pretesti per sorrisi Imprevisti perché l'umorismo sposta le statue... provochiamo sollevamenti d'umore, alleggerimenti del piombo del cuore, volatilità del rancore in vapore... mettiamo le ruote, le ali ai talloni dell'amore sospeso, togliamo quel peso di massi nuvolosi, anch'essi scolpiti quando cala il silenzio, il silenzio coi tuoni tra gli innamorati ostinati, impuntati, come le statue... gli innamorati che fanno finta di non vedersi... come le statue che hanno gli occhi induriti, di metallo, di pietra, di gelo, ma vorrebbero piangere CAPPELLINI Cappellini... ogni tanto se li porta il vento ma poi la moda li riporta in testa... Cappellini per distrarre da una certa bruttezza sotto la veletta, cappellini per attirare come sotto una cupola ad ammirare un bel volto dipinto... cappellini, per osare, per fare sul serio, per scherzare, per il sole, per il vento, per il mare, per il tono, per il divertimento, per l'aspetto, per dispetto, per piacere, per avere qualcosa che frulli sulla testa, o che resti nella testa altrui come un quesito: perché quel cappellino?... Questi scherzi del gusto del destino o del destino del gusto in testa a principesse, in testa alle regine... quel cappellino moscio in testa a lei che in bicicletta... l'ho notato perché non ho visto il viso che scappava... Quando una donna è bella veramente? Quando il suo cappellino non si nota per niente CHIOSCHI A CATANIA Vorrei essere assetato a Catania, camminare per strada io e il sole, sentire le cicale trapanare il cielo: fanno i buchi per le stelle di stanotte... avere le visioni, vedere le oasi e dire: che ci faccio, io so cosa voglio... E' afoso il mondo come una stireria all'aperto, un forno, e l'uomo è il pane che cresce e si cuoce soprattutto d'estate come adesso che cammino assetato a Catania... e io so che ci sono città dai cento grattacieli, dai cento mulini a vento, dai cento decentramenti, dai cento isolotti pedonali al centro, dai cento supplementi dei giornali, dai cento interventi straordinari, dai cento ripulimenti delle strade con cento divieti di sosta in certi orari... io so che ci sono città che non sanno vivere come si vive a Catania d'estate quando più fa caldo meglio è, perché non ha vissuto chi non sa che cos'è un chiosco delle bibite a Catania... e ce ne sono cento... e tu ti ci avvicini portando il tuo deserto sulla lingua e un principio di incendio tra i capelli... e senti il ghiaccio spezzarsi come il cuore di un ghiacciaio, per te che quasi fuso passi... e senti la frutta spasimare e liquefarsi in succo... così è... allora sì che è estate, l'estate passionale a Catania, quando tutta la tua umana sete ti assale CAMBIAMENTI NEI BAR La vita potrebbe passare nei bar, la vita com'era, com'è, come sarà tutta la vita, dalla mattina alla sera e anche la notte con un piccolo tempo per il sonno e l'oblio, che è un bar chiuso, ma all'alba riapre col sospiro all'orecchio, soffiato dalla macchina nel primo caffè... ci sono specchi nei bar che fanno gli agguati e nello specchio appare chi si guarda ma la figura dentro lo specchio sembra che sia lì da tempo, già prima di quella che è entrata... ci sono vetri nei quali la vita, come nella vita vissuta, si spezza e si ricompone, ci sono visi che sembrano accanto ma sono altrove, ci sono etichette, come nella vita, che promettono, ma queste mantengono, se dicono cognac sarà cognac, se dicono mistrà sarà mistrà... c'è l'apparente inutilità vezzeggiativa delle cose: tazzine, piattini, bicchierini, tramezzini, pasticcini, salatini, panini, ci sono miscugli di liquori come quando certi umori non sono uno solo ma tanti tutti assieme quando ci si sente in un modo e non si sa come dire, qui invece ci sono i nomi dei cocktails per dire cos'è quell'insieme di non si sa che coi fiori e gli ombrellini tropicali e le olive infilzate come cuori di pescespada con gli stecchini... tutto passa... ci sono cambiamenti nei bar perché tutto passa di qua per sapere cosa succede nel mondo e qui si capisce, si vede dal modo d'apparecchiare un bancone... Vorrà dire qualcosa se è sparito il sifone CASTILLA Y LEON Cavalleria, devozione, quasi santità del desiderio, commemorazione del tuo corpo esposto al nostro amore in corso... e io disperso come un eremita sopra il paesaggio tiepido di un dorso, il tuo, io, passo passo, morso a morso sento che un giorno sorgeranno monumenti, beni patrimoniali nei punti in cui io t'ho voluto bene... e il fuoco dello spirito è un odore.... e la parola osa e l'amore ardisce e la celebrazione festeggia... e le carezze vanno in processione seguite dal cammino della lingua... poi il toro del respiro esce all'aperto e come sabbia ci scompiglia il petto... mia bella di Castiglia che io voglio chiamare Isabella di Castilla y Leon... misticamente e no RISALIRE SUGLI ALBERI Quanta nostalgia ci fa salire... L'uomo primitivo guarda il cielo dal quale viene il fuoco delle stelle, il rinascimentale vede il volo dei migratori transcontinentali: la classe turistica ostentata sul dorso dei famelici gabbiani... Noi saliamo sugli alberi di nuovo come se risalissimo il passato e in mezzo ai rami in cima c'era un uovo o c'era un frutto o c'era un ramo utile alla zappa... Adesso noi saliamo e non sappiamo, adesso quel che resta è solo il gesto... l'estetica è nostalgica, è un pretesto... E un albero non è perdutamente... se l'uomo lo risale è per un niente, oppure sale a cogliere se stesso come uovo, frutto e ramo per la zappa, sbattuto, un po' maturo, utilizzabile: agile vanità dell'uomo abile LA SCOPERTA DELL'ATOLLO C'è tiepido intorno all'atollo che ho appena scoperto in mezzo ai brividi del mare, questo è ovvio: è un atollo che io sono venuto a cercare, scendendo coi baci sul collo e oscillando come una nave in mezzo a cavalloni tondi tondi, ogni volta naufragando ma sempre tornando ad abbracciare te per reggermi a galla... è questo l'atollo che ho visto affiorare con la pinna di coda dell'occhio quando come un pescecane fedele mi aggiravo con buone intenzioni da capodoglio che soffia sospiri d'amore... è questo l'atollo che vedo apparire sull'addome del mare prima del ventre rotondo del mondo, è questo l'atollo che da ammutinato vengo a baciare con l'ultimo fiato d'uomo inseguito per terra e per acqua, è questa la corolla d'un colore che i coralli se lo sognano, è questo l'atollo che io dico, emerso in mezzo a te: il tuo bell'ombelico (...) Tg2 mistrà - 2005 - Trascrizione Cristina Garbini (21 - 25) 15 agosto SOGNI DI RAGAZZINE ESISTE UN ALTRO MONDO IN QUESTO MONDO, È UN MONDO FATTO TUTTO IN UN BEL SOGNO NEL QUALE OGNUNO FA GIRARE IL MONDO INTORNO AL PERNO FISSO DI SE STESSO... E IN QUESTO MONDO ESISTE UN BEL DOMANI, PIÙ BELLO DEL DOMANI DI OGNI GIORNO, PIÙ RIVOLUZIONARIO SE STA SCRITTO CHE LA RIVOLUZIONE È CIÒ CHE È BELLO, CHE LA RIVOLUZIONE È CIÒ CHE È SOGNO... E TUTTO TORNA... TORNANO FELICI LE RAGAZZINE, STELLE DEL BOLSCIÒI, CON GLI APPLAUSI ADDOSSO E CON I FIORI, OPPURE LAUREATE IN MEDICINA, SCONFITTI TUTTI I MALI INTORNO A NOI... LE ATTRICI TORNANO DA UN SOGNO CHE È DOPPIO: IL FILM GIRATO E IL LORO FILM SEGRETO, L’AEREO CHE È ATTERRATO NEL CORTILE, LE SCALE PER DISCENDERE E SALIRE, SALIRE IN ALTO A FARE LE STELLINE, TOCCARE IL CIELO E AMARE UN PRINCIPINO CHE FA L’AIUTO MECCANICO E SGOMMA SPOSTANDO LE MACCHINE DEI CLIENTI... L’AMORE È PIÙ BELLO NEL SOGNO: TI ESCONO FUORI DAI DENTI PAROLE D’AMORE SPLENDENTI CUCINA IN TELEVISIONE LA TELEVISIONE FA DIVENTARE CUOCHI E IL MANGIARE SI MANGIA CON GLI OCCHI... MAGARI UNO SA CUCINARE BENE I BROCCOLI MA DALLA TELEVISIONE IMPARA CERTI TRUCCHI, TIPO CHE ANCHE IL MARTEDÌ PUÒ FARE GNOCCHI... LA TELEVISIONE FA DI OGNI UTENTE L’UOVO SODO E IMPARA IL MODO DI FARLO CON UN TOCCO DI FANTASIA OSSIA CON UN CONTORNO DI PREVISIONI DEL TEMPO E DI NOTIZIE FRESCHE DELL’ORTO DEL PAESE, O ESOTICHE DEL MONDO... E IMPARA COME FARE TANTI PIATTI: L’INCHIESTA VA GRIGLIATA, PER ESEMPIO, IL PERSONAGGIO COTTO NEL SUO BRODO, IL SONDAGGIO CUCINATO A FUOCO LENTO E L’OPINIONE NELLA PENTOLA A VAPORE... PECCATO NON SI SENTA L’ODORE, CHE FORSE È BENE, FORSE È MALE, NON SI SA... COMUNQUE LE CIPOLLE SONO BELLE, TELEGENICHE... PER I POMODORI IL PROBLEMA E QUELLO ETERNO: CHI GLIELA TOGLIE, CHI NON GLI TOGLIE LA PELLE ^^^^^^^ 16 agosto ATLETI IN CASA IN CASA ABBIAMO UNA SALITA, PER ESEMPIO GIÀ AL MATTINO QUANDO, COME IN BICICLETTA, SCOLLINIAMO IL DOSSO DEL SONNO E IL CORPO SEMBRA UN PESO E NOI GLI ATLETI ADDETTI AL SUO SOLLEVAMENTO... IN CASA ABBIAMO COME UNA PISCINA PER LE BRACCIATE DENTRO I NOSTRI PANNI, FACCIAMO I TUFFI DENTRO LE MAGLIETTE E IL PUGILATO NELLE MANICHE CONTORTE... UN GIUDICE DELIRANTE HA DISEGNATO LA MARATONA TRA CAMERE, CUCINA, CORRIDOI, SERVIZI, SOFFITTA, CANTINA... IN CASA ABBIAMO COME UN CIRCUITO, UNA PISTA DI PATTINAGGIO SU CERA UN CAMPO DI CALCIO SE UN GIOCATTOLO CI INTRALCIA.. IN CASA ABBIAMO LA PISTA D’ATLETICA LEGGERA, IL CENTO METRI DELLA NOSTRA FRETTA, ABBIAMO I CINQUIMILA DELL’AFFANNO, I DIECIMILA DI POMERIGGI SENZA FINE... ABBIAMO IL SALTO IN ALTO, LA CHIMERA, PRENDIAMO LA RINCORSA, L’ASTICELLA TREMA MA CE L’ABBIAMO FATTA: VOLIAMO IN SOGNO COME GIAVELLOTTI I CONTI LI TIENE LEI FA' DUE CONTI E DIMMI QUANTO T'AMO, QUANTO TI DEVO IN BACI E QUANTI ME NE DEVI, QUANTI NE ABBIAMO SPESI SUL GINOCCHIO, QUANTI SULLA SCAPOLA E SUL COLLO... FAMMI FARE LE ESPRESSIONI, PORTIAMO FINO IN FONDO QUELL'INCOGNITA, FACCIAMO SPASIMARE X E Y, CHE SIAMO NOI FINO ALL'ESPLOSIONE DELLA NOSTRA SOLUZIONE... DIAMO I NUMERI, FACCIAMOLI AMOROSI, E LASCIA CON UN MORSO IL SEGNO ROSSO DI PARENTESI TONDA SUL MIO CORPO, E LASCIA FARE VIRGOLE ALLA LINGUA, SEGUITE DAGLI SPICCIOLI DEI BACI, GLI SPICCIOLI DEI BACI DECIMALI, E OGNI ZERO SAPESSI COME CONTA, ALTRO CHE NIENTE. E' L'ORLO DELLA BOCCA... SIAMO PERIODICI COME IL TRE CONTINUO, IO, TE E L'AMORE, INSOMMA L'INFINITO... AGGIUNGI CHE, SVESTITA, T'HO ASSALITA MA TI SPOGLIAVI APPOSTA TU, OGNI VOLTA E QUESTA È UN'EQUAZIONE GIÀ RISOLTA... DIVIDI PER LA SIMMETRIA DEL CORPO, TANTO A DESTRA QUANTO A SINISTRA, TRACCIA AL CENTRO UNA LINEA ROSSA, UN PASSIVO CHE DOBBIAMO COPRIRE DI PIACERE.... SOTTRAIMI A ME STESSO, ABBRACCIAMI ^^^^^^^^^ 17 agosto ASSICURARE IL CORPO LA PRORA DEI TUOI SENI TU ASSICURA, NEL CASO UNA SCOGLIERA DOVESSE SBRICIOLARLI IN UNA NOTTE NERA D’AVARIA, IN UNA NOTTE BIANCA DI BUFERA... LE GUANCE ASSICURA, NEL CASO UNA BARBA LE GRAFFIASSE COME FIANCATE LUCCICANTI DI UNA MACCHINA ROSA PERCHÈ LA GENTE È INVIDIOSA LA GENTE È SCABROSA, PELOSO HA IL CUORE CON I PUNTERUOLI... ASSICURA I MALLEOLI DAI MORSI DELL’INSETTO UOMO, ASSICURA IL DUOMO DELLA TUA BELLA TESTA DA UNA TEMPESTA CHE SCOMPIGLI COME TEGOLE I CAPELLI, ASSICURA I TUOI ARTIGLII DALLA PAURA CHE FA CADERE LO SMALTO DALLE UNGHIE, ASSICURA LE TUE GAMBE, BELLE COME VIALI, DA SVINCOLI E DA SCEMPI AUTOSTRADALI, ASSICURA I FIANCHI E IL VENTRE DAGLI INCENDI CHE TU STESSA NEGLI SGUARDI INNESCHI E ACCENDI, ASSICURA IL TUO VISO DA INCIDENTI PROVOCATI A TERZI, AI CUORI STRAVOLTI COME STERZI CONTORTI COSA GUARDO DI TE SULLA SPIAGGIA QUANDO TU METTI INSIEME MARE E CIELO INTORNO A TE COME UN FOULARD LEGGERO E TRASPARENTE, QUANDO TU SU DI TE SPALMI IL SOLE CREMOSO, QUANDO FAI DELLA SPIAGGIA LA CALOROSA METAFORA DI UN MONDO POLVERIZZATO AI TUOI PIEDI... QUANDO – LA COPPA IN UNA MANO COME UNA PRINCIPESSA SANGUINARIA – FAI SCENDERE CON L’ALTRA LA SPALLINA... QUANDO RIPETI IL GESTO, CAMBIANDO COPPA E MANO, E IL MONDO RESTA IN ATTESA DEL CATACLISMA, DEL CROLLO DELLA STOFFA DAL TUO SENO... QUANDO, STESA BOCCONI, TU SLACCI LE FETUCCE TRA LE SCAPOLE E SEMBRA CHE I SIPARI DI TUTTO IL MONDO STIANO IMPARANDO DA TE COSA VUOL DIRE APRIRSI COME GLI OCCHI... QUANDO, USCENDO DAL MARE, CON UN DITO SITEMI – DISTACCANDO DAL TUO CORPO UN POCO L’ORLO – SIA IL SOPRA CHE IL SOTTO DEL COSTUME E ANCHE GLI AEREI IN VOLO CADONO IN PICCHIATA TRA LA PELLE E OGNI ELASTICO SCOSTATO... QUANDO TU PERCHÉ SEI BELLA SEI FEROCE, IO GUARDO LE PAROLE CROCIATE, QUESTE PAROLE, DA TE MESSE IN CROCE ^^^^^^^^^ 18 agosto NAVI ANTICHE DOPPIANDO I SECOLI, FACENDO IL PERIPLO DEI DECENNI, LE NAVI ANTICHE APPARIRANNO A NOI... NOI QUI SUL BALCONCINO LEGGERO SOPRA IL MARE E LORO LÌ, LE NAVI... NOI QUI CON UNA TENDA CHE IL VENTO UN POCO MUOVE... E ANCHE LORO, CON LE LORO VELE, QUESTE TENDE AMMAESTRATE... E SUCCEDE QUELLA COSA CHE SUCCEDE SOLO QUANDO IN MARE PASSANO ANTICHE NAVI OSSIA CHE IL MARE GIACE IN NOI, INTESO COME ELEMENTO IN NOI PERICOLOSO MA ANCHE GENEROSO E NECESSARIO PER CERTI SPOSTAMENTI DECISIVI, SCOPERTE, AVVISTAMENTI... MA UNA COSA CI SFUGGE: COSA SIANO LE NAVI, LE NAVI ANTICHE, CHE PIÙ DELLE RECENTI SEMBRA SI SIANO DISTACCATE DA UNA NOSTRA COSTA, DISANCORATE DA NOI E NAVIGHINO, SEMBRA, CERCANDO UN’ALTRA COSTA, NOSTRA, FORSE UN GOLFO... E NON SAPPIAMO, NON SO... C’È VENTO, RIENTRIAMO FERRARI SU STRADA QUESTE MACCHINE INCOMPRENSIBILI, CHE LA STRADA – E NON LORO – SEMBRA SPAESATA, QUESTE MACCHINE ROSSE E NON SOLO, MA SOPRATTUTTO ROSSE, QUESTE MACCHINE DAI CARBURATORI PROFONDI, CON I MOTORI CHE PARE TRIVELLINO LA TERRA, CHE ESTRAGGANO PETROLI DALL’ABISSO E LO RAFFININO MENTRE LO DIGERISCONO PER POI SCHIZZARLO NEI CARBURATORI FINO AGLI ALBERI MOTORI COME I CANI CONTRO GLI ALBERI NORMALI... QUESTE MACCHINE CHE HANNO CORSO FORSE DA QUANDO IL MONDO È MONDO, QUESTE EPOCHE, PIÙ CHE MACCHINE D’EPOCA, QUESTI ANNI SCOPERTI OPPURE COL TETTUCCIO, QUEGLI ANNI... QUANTI ANNI, SEMBRA UNA VITA, SEMBRANO TANTE VITE SULLA TERRA, SU STRADA... QUESTE VITE CHE PASSANO, INCOMPRENSIBILI... PERCHÉ, COSÌ ROSSE, FORSE, NESSUNO LE HA MAI VISSUTE ^^^^^^^^^ 19 agosto RAGAZZI, IL RAZZISMO COME AL SOLITO DIPENDE... E LE DIFFERENZE SONO DIFFERENZE... IL PUNTO È: SEI RICCO? TACI, ACCONTENTATI, STA’ BUONO, NON INFASTIDIRE IL POVERO VICINO... SEI RICCO? PACE, METTITI IL CUORE IN PACE, SOFFRI, SE VUOI, DI UNA SOFFERENZA CEREBRALE, INVENTATI CHE DAVANTI A DIO SIAMO TUTTI UGUALI, CHE GLI ULTIMI SARANNO I PRIMI, ECCETERA... FATTI QUESTE CAMOMILLE, CALMATI... FA’ IL BRAVO, LE DIFFERENZE SONO DIFFERENZE MA IN BOCCA A TE SUONANO COME OFFESE... SAI COSA NON DOVREBBE COMPRARE LA RICCHEZZA? NON DOVREBBE COMPRARE LA DIFFERENZA... LA BICICLETTA, PER ESEMPIO, SÌ... COME SI DICE? L’HAI VOLUTA? HAI POTUTO? CE L’HAI? PEDALA, DIVERTITI... METTIAMO CHE IO NO, CHE IO NON PEDALO, CHE VADO A PIEDI... CHE, CON I MIEI PIEDI SULLA TERRA, IO, SU DUE PIEDI DICO CHE TU SEI QUEL CHE SEI, PER ESEMPIO UN RICCO SCEMO, IO POSSO DIRLO PERCHÉ IN QUALCHE MODO QUEL CHE DICO LO PAGO CON LA TUA RICCHEZZA, NON SO SE MI SPIEGO, MA SEI TU CHE NON PUOI DIRE DI ME: RAZZA DI POVERO SCEMO CHE SEI LA PUBBLICITÀ LA PUBBLICITÀ È ROMANZO STORICO, IL TEMPO È IL NOSTRO TEMPO, IL PERSONAGGIO SEI TU, CONTEMPORANEO, IL LUOGO È ALTROVE, DOVE FORSE VIVI... LA PUBBLICITÀ DI NASCITE E PANNOLINI, DI NONNE E MERENDE, DI CRESCITE IN UN MONDO FATTO BENE, GRAFICAMENTE PARLANDO, FATTO BENE COME LA BARBA FACILITATA COME LA DEPILAZIONE SENZA DOLORE... NELLA PUBBLICITÀ TROVI LA FIDANZATA E IL FIDANZATO, IL FUTURO SOGNATO, A TASSO AGEVOLATO, TROVI IL PERTURBAMENTO DEL PROFUMO E DELLA SCHIUMA DA BAGNO, TROVI L’AIUTO E LA STRADA CON IL VIAGGIO IN OMAGGIO DAL DESERTO ALL’ARTICO, TORVI IL MATERASSO E IL PARADISO MANCA IL TRAPASSO PERCHÉ IL CONSUMATORE NON SIA MAI DIVISO DAL MONDO MIGLIORE