Il respiro sa che il razzismo è la più alta forma di ignoranza. [A Giove pluvio, monologhi del respiro N° 8, Marco Sicco - 26/5/2011] Non è tanto il cosiddetto razzista a impressionare (è quello che dice che non lo è: conduce sempre a sue osservazioni illuminanti); fanno più senso i seminatori di razzismo: dotati di un contegno particolare quasi elegante se l'eleganza non se ne risentisse, investiti del ruolo di sapiente o sapientone di zona, non perdono occasione per mormorare piccole cattiverie che però parlano solo di chi le pronuncia: quando Paolo parla di Pietro (dice il detto biblico) sappiamo più cose di Paolo che non di Pietro, ma di Pietro in tutto questo che c'entra? E che c'entra il respiro? Il respiro c'entra sempre. È alla base, è tutto, è la vita, è la bellezza, è amore. E non ci sta a tali ributtanti meschinerie, non le tollera. Non tollera che si dichiari cristiano chi nemmeno ha appreso la prima e più alta lezione impartita dal controverso gesùbambino quando non era più bambino, ovvero che un cristiano per prima cosa vuole amare (e lo solleva da una caduta) il proprio nemico, il samaritano soccorre il palestinese. Altro da dire non c'è, anzi c'è, ma non adesso. Non foss'altro che per il fatto che non esistono razze. La razza Umana esiste, punto. Ed esistono gli ignoranti, ma quelli sono sempre esistiti. Non è un'offesa, amico, è una condizione. È la condizione più bassina, è lo sprofondo, è volontaria, è dove nessuno dovrebbe mai, mai mettere piede.